GERMANIA:
In Germania, i partiti si sovvenzionano con tre canali: quote associative, donazioni private e sussidi statali. Un meccanismo simile a quello italiano, con una differenza di base: il principio di "trasparenza" che presiede per costituzione qualsiasi movimento finanziario da e verso i partiti. I contributi statali, fissati a un tetto massimo di 133 milioni, vengono erogati con due criteri: a) contributo proporzionale rispetto ai voti ricevuti (Wählerstimmen), un gettone di 0,85 centesimi a voto fino ai 4 milioni di schede e di 0,70 a voto dai 4 milioni di schede in poi; b) contributo calcolato sull'autofinanziamento (Zuwendungsanteil), un "surplus" statale di 0,38 euro per ogni euro ricevuto in donazione o a titolo di quota di iscrizione da una persona fisica, senza superare il tetto dei 3.300 euro annui. L'accesso è sbarrato da due soglie minime: i risultati elettorali e la raccolta di fondi. Per quanto riguarda i primi, sono "eleggibili" i partiti che superano la percentuale dello 0,5% di voti nelle elezioni nazionali e del 1% nelle sessioni locali in uno dei 16 Landastag, gli stati federali. Per quanto riguarda i secondi, l'importo totale del finanziamento pubblico non può superare i fondi cumulati con donazioni private, considerati come una certificazione "di fatto" del radicamento sul territorio dei partiti. In altre parole la popolarità effettiva di un partito si rispecchia nelle donazioni, e le donazioni bilanciano in positivo o negativo la "finanziabilità" degli inquilini del Bundestag. Nel 2010, il partito centro-democratico (il Cdu) e quello socialdemocratico (Spd) hanno incamerato da soli finanziamenti pari a due, tre, quattro volte tanto le altre sigle rappresentate nel parlamento di Berlino: dai 42.882.008 euro del partito della Merkel ai 585.162 raggranellati dai "Piraten".

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